LEGAMBIENTE e WWF esprimono soddisfazione per la proposta di legge della Giunta regionale.
Buona la risposta per la situazione a terra ma è indispensabile la redazione di un Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera.
Appello al Consiglio regionale per un miglioramento del testo di legge e per un’espressione di unanimità di voto.
Pescara, 07.12.2009.
L’Abruzzo delle qualità contrapposto alla deriva petrolifera regionale. Questa mattina Legambiente e WWF hanno tenuto a Pescara una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale” avanzata dalla Giunta regionale, su iniziativa del presidente Gianni Chiodi, a contrasto della petrolizzazione del territorio abruzzese.
Le associazioni, rappresentate da Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale di WWF Italia, hanno espresso un giudizio di carattere politico favorevole sull’iniziativa di legge che, in maniera chiara, contrappone alla deriva petrolifera regionale l’Abruzzo delle qualità. Il confronto tra le aree interessate da richieste di concessione per ricerche ed estrazioni di idrocarburi e le aree sulle quali la proposta di legge esclude tali attività evidenzia, infatti, la volontà dell’Abruzzo di non lasciare spazi alla deriva petrolifera.
«Si tratta di un provvedimento importante – sottolineano i rappresentanti dei due sodalizi ambientalisti – che, a poco più di venti giorni dalla scadenza della moratoria stabilita dalla Legge Regionale n. 14 del 2008, mette di nuovo freno agli interessi delle compagnie petrolifere ed al progetto del Centro oli dell’Eni di Ortona. La proposta assume un valore politico rilevante in quanto, la regione Abruzzo ribadisce una scelta di campo che non pone dubbi sulla vocazione territoriale regionale in quanto, le attività di sfruttamento del sottosuolo sono vietate proprio a tutela della pianificazione esistente, dell’ambiente naturale e dell’agricoltura di qualità e del principio di precauzione sul rischio sismico ed idrogeologico».
Da un punto di vista tecnico le Associazioni, dopo aver analizzato nel dettaglio i contenuti, hanno espresso la necessità di integrare e migliorare la proposta di legge in sede di discussione in Consiglio regionale in quanto la norma presenta alcune imprecisioni terminologiche, non risolve il problema delle concessioni di estrazioni già rilasciate e, soprattutto, non reca alcun riferimento alla situazione a mare, dove gli interessi delle compagnie petrolifere sono maggiori e più pressanti.
Lo strumento per bloccare anche a mare il proliferare di piattaforme estrattive può essere individuato nel Piano di Gestione Integrata della zona costiera.
«La Regione deve impegnarsi – continuano i rappresentanti delle due associazioni – a redigere il Piano di Gestione Integrata della zona costiera, strumento previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale, capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero. È necessario costituire un modello partecipativo di stampo europeo che metta allo stesso tavolo interessi e competenze: le intese così costruite potranno preparare la strada ad un piano integrato di gestione».
Attraverso l’introduzione nella legge di un nuovo articolo, la Regione può impegnarsi a predisporre tale strumento entro tempi brevi e certi, disponendo, nelle more della sua approvazione, una moratoria che blocchi gli iter autorizzativi avviati.
Purtroppo, da un lato, i ritardi con cui si è intervenuti, dall’altro, la volontà del Governo italiano di individuare nell’Abruzzo un distretto minerario, hanno reso la situazione estremamente complessa, per cui è necessario dare un segnale politico forte ed inequivocabile nella direzione manifestata da tempo da cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, enti locali, realtà produttive.
«Sappiamo che anche altre forze politiche stanno predisponendo proposte di legge in questa direzione - hanno aggiunto i rappresentanti di Legambiente e WWF – Questo è sicuramente un bene perché nella discussione in Consiglio Regionale si potrà migliorare il testo presentato dal Presidente Chiodi. Tutti devono collaborare per giungere ad una legge condivisa, confermando quell’unità che, nonostante i distinguo di merito, non mancò al momento dell’approvazione della precedente legge regionale poi impugnata dal Governo Berlusconi».
Nella discussione del Consiglio si potrà ribadire anche la necessità di dotare la Regione di tutti quegli strumenti di pianificazione (Piano Energetico Ambientale Regionale) e di valutazione (ambientale, strategica e sanitaria), indispensabili per consolidare la scelta di mantenere l’Abruzzo una regione libera dal petrolio.
La mobilitazione della società abruzzese è ad un passo dal segnare un nuovo importante punto a tutela del territorio, come era già accaduto con il terzo traforo del Gran Sasso, la distribuzione di acqua dai campi pozzi a valle della megadiscarica di Bussi o con il prelievo di acqua da fiumi abruzzesi per venderla alla Puglia: è ora indispensabile compiere un ulteriore sforzo per rendere realtà le volontà manifestate e gli impegni assunti.
lunedì 7 dicembre 2009
VITTORIA? part III
sabato 5 dicembre 2009
SILENZIO: PARLA RUBBIA
da Repubblica.it
Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"
Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati".
La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi..."
ROMA - Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. "In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti". La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell'Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un'affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra "Astri e Particelle", allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi. Un'esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all'energia oscura che domina nell'universo, c'è l'energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.
Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".
Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".
Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo".
La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".
per saperne di più:
http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico
Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"
Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati".
La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi..."
ROMA - Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. "In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti". La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell'Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un'affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra "Astri e Particelle", allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi. Un'esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all'energia oscura che domina nell'universo, c'è l'energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.
Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".
Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".
Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo".
La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".
per saperne di più:
http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico
giovedì 3 dicembre 2009
IMPORTANTE
Mentre si continua a discutere delle molte ombre legate al proposto disegno di Legge Regionale varato dalla giunta Chiodi, procede imperterrita l'avanzata dei petrolieri.
La legge proposta dalla Giunta regionale non pone alcun divieto alle opere petrolifere nel mare, non protegge molta parte della costa abruzzese - che e' anche la zona di maggior interesse petrolifero - e soprattutto non si pronuncia sull'estrazione di gas o di idrocarburi nel suo complesso.
La legge riguarda infatti gli "oli combustibili" che sono solo un derivato industriale dell'estrazione e del raffinamento di idrocarburi. Gli oli combustibili non si estraggono, si producono.
Nel frattempo la ditta irlandese Petroceltic ha appena presentato due nuovi progetti per trivellare altrettanti pozzi petroliferi nel mare fra Vasto e Casalbordino, a 5 km dalla Riserva Naturale di Punta Aderci e a meno di un chilometro da una zona di ripopolamento ittico finanziata dalla comunita' europea.
Sono le concessioni denominate d495 BR-EL e d492 BR-EL.
La stessa Petroceltic aveva gia' avanzato la richiesta di trivellare il mare a 6.5km da Ortona, in collaborazione con la ditta canadese Vega Oil. I
n quella occasione la rete di Emergenza Ambiente Abruzzo ha inviato oltre 20 osservazioni al Ministero, offrendo il proprio supporto tecnico anche alla Provincia di Chieti.
Emergenza Ambiente Abruzzo e' un gruppo che raccoglie oltre sessanta associazioni civili, culturali e ambientali.
In questa occasione rivolgiamo un appello a tutti i cittadini e le associazioni d'Abruzzo che volessero partecipare alla stesura di documenti da inviare al ministero a contattarci all'indirizzo emergenzambiente@libero.it .
Vogliamo mandare un segnale forte e chiaro al Ministero dell'Ambiente per dire che la popolazione abruzzese e' compatta ed unita contro tutti i progetti petroliferi, nel nostro mare e nella nostra terra. In particolar modo si incoraggiano a scrivere al Ministero gli operatori turistici e i ristoratori della zona, le associazioni ricreative, culturali o sportive, scuole, biologi, amanti del mare, accademici, scrittori, ingegneri e amministratori locali.
Tutti sono bene accetti.
Il processo per democraticamente far sentire la propria voce al Ministero e' semplice, occorre solo la buona volonta'.
EAA sara' di supporto nel fornire materiale di spunto e gli indirizzi ministeriali appropriati a cui inviare le proprie osservazioni o pareri.
W L' ABRUZZO
La legge proposta dalla Giunta regionale non pone alcun divieto alle opere petrolifere nel mare, non protegge molta parte della costa abruzzese - che e' anche la zona di maggior interesse petrolifero - e soprattutto non si pronuncia sull'estrazione di gas o di idrocarburi nel suo complesso.
La legge riguarda infatti gli "oli combustibili" che sono solo un derivato industriale dell'estrazione e del raffinamento di idrocarburi. Gli oli combustibili non si estraggono, si producono.
Nel frattempo la ditta irlandese Petroceltic ha appena presentato due nuovi progetti per trivellare altrettanti pozzi petroliferi nel mare fra Vasto e Casalbordino, a 5 km dalla Riserva Naturale di Punta Aderci e a meno di un chilometro da una zona di ripopolamento ittico finanziata dalla comunita' europea.
Sono le concessioni denominate d495 BR-EL e d492 BR-EL.
La stessa Petroceltic aveva gia' avanzato la richiesta di trivellare il mare a 6.5km da Ortona, in collaborazione con la ditta canadese Vega Oil. I
n quella occasione la rete di Emergenza Ambiente Abruzzo ha inviato oltre 20 osservazioni al Ministero, offrendo il proprio supporto tecnico anche alla Provincia di Chieti.
Emergenza Ambiente Abruzzo e' un gruppo che raccoglie oltre sessanta associazioni civili, culturali e ambientali.
In questa occasione rivolgiamo un appello a tutti i cittadini e le associazioni d'Abruzzo che volessero partecipare alla stesura di documenti da inviare al ministero a contattarci all'indirizzo emergenzambiente@libero.it .
Vogliamo mandare un segnale forte e chiaro al Ministero dell'Ambiente per dire che la popolazione abruzzese e' compatta ed unita contro tutti i progetti petroliferi, nel nostro mare e nella nostra terra. In particolar modo si incoraggiano a scrivere al Ministero gli operatori turistici e i ristoratori della zona, le associazioni ricreative, culturali o sportive, scuole, biologi, amanti del mare, accademici, scrittori, ingegneri e amministratori locali.
Tutti sono bene accetti.
Il processo per democraticamente far sentire la propria voce al Ministero e' semplice, occorre solo la buona volonta'.
EAA sara' di supporto nel fornire materiale di spunto e gli indirizzi ministeriali appropriati a cui inviare le proprie osservazioni o pareri.
W L' ABRUZZO
mercoledì 2 dicembre 2009
VITTORIA? part II
Stappato lo spumante, passata la sbornia, adesso è arrivato il tempo di riflettere e analizzare questa proposta di legge per capire se veramente è, o no, la pietra tombale sulla petrolizzazione abruzzese.
La proposta di Legge Regionale è stata avanzata dalla Giunta e arriverà in Consiglio probabilmente entro il 15 dicembre, dove potrà essere migliorata ma anche peggiorata.
Ad oggi, quello che abbiamo è un testo che presenta diverse pecche: alcune zone saranno protette ma non tutto l’Abruzzo.
Manca infatti tutta la costa e le zone classificate “sismiche 3”.
Manca il mare, dove decide direttamente il Ministero, ma dove anche la Regione può “dire” la sua.
Mancano le zone limitrofe alle aree protette: si tutela un parco o una vigna ma si dà la possibilità di costruirci un pozzo a 100 metri.
Rispetto alla prima legge blocca Centro Oli scompare il termine “idrocarburi” sostituito da “olio combustibile”.
I chimici sanno la differenza.
Why?
Insomma le imperfezioni sono tante e questa legge può essere raggirata.
Per ciò non si deve abbassare la guardia proprio ora: si va avanti con le attività e si seguono gli sviluppi.
In definitiva non si molla.
I politici con cui abbiamo a che fare non li scopriamo certo ora: pavidi e miopi erano, di colpo sono diventati degli illuminati?
Il fatto che abbiamo stabilito tutto nell’ombra senza discussioni con cittadini, portatori d’ interesse e studiosi ci rende ancora più vigili.
La proposta di Legge Regionale è stata avanzata dalla Giunta e arriverà in Consiglio probabilmente entro il 15 dicembre, dove potrà essere migliorata ma anche peggiorata.
Ad oggi, quello che abbiamo è un testo che presenta diverse pecche: alcune zone saranno protette ma non tutto l’Abruzzo.
Manca infatti tutta la costa e le zone classificate “sismiche 3”.
Manca il mare, dove decide direttamente il Ministero, ma dove anche la Regione può “dire” la sua.
Mancano le zone limitrofe alle aree protette: si tutela un parco o una vigna ma si dà la possibilità di costruirci un pozzo a 100 metri.
Rispetto alla prima legge blocca Centro Oli scompare il termine “idrocarburi” sostituito da “olio combustibile”.
I chimici sanno la differenza.
Why?
Insomma le imperfezioni sono tante e questa legge può essere raggirata.
Per ciò non si deve abbassare la guardia proprio ora: si va avanti con le attività e si seguono gli sviluppi.
In definitiva non si molla.
I politici con cui abbiamo a che fare non li scopriamo certo ora: pavidi e miopi erano, di colpo sono diventati degli illuminati?
Il fatto che abbiamo stabilito tutto nell’ombra senza discussioni con cittadini, portatori d’ interesse e studiosi ci rende ancora più vigili.
martedì 1 dicembre 2009
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