Don Michelino Di Lorenzo, parroco del quartiere Santa Rita di Lanciano.
Enrico Di Giuseppantonio, Presidente della Provincia di Chieti.
Solidarietà dalla Brianza.
I ragazzi dell'Associazione Culturale Meis.
Questo blog nasce per dare ulteriore voce ad una battaglia.... ...una battaglia che va oltre l'esser contro uno stabilimento di lavorazione del petrolio, chiaramente distruttivo e incompatibile per il "Cuore Verde d'Europa" ma che è una lotta per la legalità, del buonsenso, per il rispetto delle persone e delle loro terre.....una battaglia nè di destra nè di sinitra ma di chi ha unicamente l'Abruzzo nel cuore e nella mente.
Don Michelino Di Lorenzo, parroco del quartiere Santa Rita di Lanciano.
Enrico Di Giuseppantonio, Presidente della Provincia di Chieti.
Solidarietà dalla Brianza.
I ragazzi dell'Associazione Culturale Meis.
“Come pastori della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana sentiamo di non poter restare indifferenti rispetto ai problemi che riguardano il fazzoletto di terra che ci è stato affidato. Negli ultimi anni infatti, il territorio locale è stato teatro di pericolose emergenze ambientali che mettono a grave rischio ecologico le nostre regioni, da sempre considerate un polmone verde”.
Così scrivevamo, noi Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, due anni fa, il 25 luglio 2008.
Se oggi interveniamo nuovamente in materia è sempre per amore del nostro popolo, per promuovere il rispetto dell’ambiente attraverso una spiritualità tanto vigile verso il prossimo, quanto impegnata nell’adorazione del Creatore, nella consapevolezza che le preoccupazioni riguardo alla salvaguardia del creato allora segnalate sono ancora attuali e in alcuni casi perfino maggiori.
1. Una prima minaccia cui facevamo riferimento riguarda la costruzione del cosiddetto Centro Oli di Ortona. Il nostro allarme non è restato inascoltato, al punto che lo stesso Governo regionale ha varato una legge a tutela del territorio, nei confronti di un’attività considerata tra le più inquinanti per le risorse naturali, con conseguenze anche gravi sulla salute degli abitanti. Purtroppo, questa legge è stata impugnata a livello nazionale perché si occupa anche di ciò che riguarda il mare, materia che non è di competenza regionale. Auspichiamo che si attivi una collaborazione efficace fra Governo nazionale e Regione al fine di mantenere gli impegni assunti e tutelare tanto il nostro territorio, quanto il nostro mare, risorsa e patrimonio prezioso della nostra gente.
2. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’acqua, bene comune la cui fruizione è un diritto fondamentale e inalienabile di tutti. Ribadiamo la nostra preoccupazione riguardo a progetti di privatizzazione della gestione di questo bene, mentre richiamiamo l’urgenza di una costante ed efficace vigilanza da parte delle Autorità responsabili sulla qualità dell’acqua che beviamo. Esprimiamo inoltre il nostro convinto appoggio all’impiego di fonti energetiche “pulite”, quali l’eolico e il fotovoltaico, a condizione che ciò avvenga in modo rispettoso dell’impatto ambientale e a norma di legge. In tal senso sta intervenendo anche il Governo regionale.
3. L’emergenza rifiuti sembra sempre più preoccupante. Se ribadiamo la nostra volontà a cooperare attraverso la rete delle parrocchie all’educazione alla raccolta differenziata, oltre che ad adottare stili di vita ispirati alla sobrietà, chiediamo tempestività, organicità, legalità e chiarezza di interventi in questo campo da parte delle Autorità competenti. Ci viene segnalata in particolare la minaccia costituita in alcune zone da un inadeguato smaltimento di materiali tossici come l’amianto. Invitiamo tutti ad una mobilitazione morale e spirituale per tenere alta la vigilanza e la corresponsabilità per la diagnosi dei rischi e le terapie da adottare in questo campo.
4. La crisi economica ed occupazionale ci preoccupa in modo grave: se si intravedono segnali di ripresa a livello globale e nazionale, la ricaduta dei processi critici sulla vita quotidiana della nostra gente ci sembra oggi più che mai negativa. Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese e la mancanza di lavoro suscita timore e sconforto quanto mai fondati. Ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori chiediamo uno slancio di coraggio e di generosità a tutto campo: è tempo di sacrifici per tutti, ma è giusto che un prezzo maggiore sia pagato non dai più deboli, ma da chi più ha e più deve investire per il bene comune. Preghiamo affinché questo nostro grido non resti inascoltato e ciascuno misuri le proprie scelte davanti al giudizio di Dio, che ci chiama a rispondere ai bisogni dei più poveri.
Possa lo Spirito del Risorto illuminare tutti, governanti e cittadini, e aiutare in particolare la comunità cristiana ad essere testimone di stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà verso i più deboli e a scelte responsabili davanti a Dio e nei confronti del prossimo e delle generazioni a venire.
Vi siamo vicini e Vi benediciamo nella fiducia del Signore risorto.
I Vescovi della Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana
Mentre migliaia di persone il 18 a San Vito sfidavano il mal tempo, esercitando con il proprio esserci l'ennesimo diniego ad uno sviluppo retrogrado e distruttivo, il Ministero esonerava dalla Valutazione di Impatto Ambientale il progetto del pozzo esplorativo “Contrada Gagliarda 1DIR” nell'ambito del permesso di ricerca Ortona (CH), ex ENI S.p.A. Divisione E&P, che passa la titolarità per decreto Ministeriale del 9 febbraio 2010, alla società Adriatica Idrocarburi S.p.A., una sua controllata.
L'Adriatica Idrocarburi ha sede legale ad Ortona, è titolare anche di altri progetti ENI, è parte del piano ENI, un piano che prevede la creazione di tre nuove società – Padana Energia (campi onshore in Lombardia ed Emilia Romagna), Adriatica Idrocarburi (campi on-shore ed offshore in Abruzzo e Molise), Jonica Gas (Campi nell’offshore di Crotone), con il manifesto intento di una vendita successiva delle prime 2 a potenziali acquirenti; infatti a marzo si poteva leggere sul “Quotidiano delle fonti di energia” come fossero in fase avanzata le trattative della vendita di Padana Energia e Adriatica Idrocarburi.
Del progetto Gagliarda ci eravamo occupati nel 2008, producendo le osservazioni alla VIA regionale, e comunque grazie alla mobilitazione di Cantine/Associazioni/Comitati fu tutto bloccato e non venne discusso.
Il pozzo ricade in una zona popolata, con tanto di scuole, abitazioni, vigneti.
Un po’ di numeri del pozzo "Gagliarda 1".
Distanze:
0.7 km Villa Torre
1.1 km Villa San Leonardo
1.2 km Gagliarda
1.4 km Cucullo
1.5 km Alboreto
1.7 km Villa Lubatti
2.3 km Villa Carlone
2.6 km Sant’Apollinare
2.6 km Santa Lucia
2.7 km Villa Caldari
2.8 km Villa Grande
e inoltre:
- zona industriale commerciale diffusa tra 1.4 e 1.8 km a NW.
- autostrada alla distanza di 1.4 km a NE
- linea ferroviaria a 1.25 km
- 3 strade provinciali la 62, la 44 e la 63 che intersecano l’area.
- 5 tra scuole dell'infanzia ed elementari
- a 2 Km in direzione Sud- Est, si trova il “Parco Fluviale del fiume Moro”, che si estende per tutta la lunghezza dell’omonimo corso d’acqua, ed è caratterizzato dalla presenza di fasce ripariali di aree boscate ad alto valore naturalistico
Non si tiene conto della densità abitativa di 11 centri da 50 a 200 abitazioni più altre 35 abitazioni nel raggio di 500metri.
Per un totale di almeno 3000 residenti in un raggio di meno di 3 chilometri.
Almeno 100 persone vivono nelle immediate vicinanze del pozzo.
In sostanza in un’area con popolazione residente pari o superiore a 300 abitanti a km quadrato, con 5 scuole a meno di 3 Km con infrastrutture ferroviarie e autostradali nel raggio di poco più di 1 km, e viabilità di emergenza intersecante l’area a rischio, con substrato altamente permeabile e conseguente facile inquinabilità delle falde idriche sotterranee, possibilità di fenomeni di erosione accelerata estrema vicinanza dell’impianto (ruscellamento, erosione, frana), installazioni industriali e commerciali che induco un flusso veicolare e umano, oltre ad incrementare il valore esposto incrementano anche l’hazard da incendio ed esplosione. Nel progetto inoltre non c'è un piano per la sicurezza esterna, vista la vicinanza descritta di cui sopra, con scuole ecc.., un piano di evacuazione al fine di garantire l'incolumità dei cittadini, ne' un piano di informazione sulla previsione di incidenti.
Sulla efficacia del sistema di protezione, un solo accenno riguardo il potenziale rischio di eruzione incontrollata (blow-out), nella parte del progetto che riguarda la popolazione sita entro 3 km di raggio, che naturalmente non significa la matematica certezza. Trecate tristemente insegna, quando esplode un pozzo crea panico -quando va bene- e disastri all'agricoltura gravissimi, e di incidenti petroliferi ne sono pieni gli annali, l'ultimo e di pochi giorni fa in Louisiana: dodici persone mancano all'appello e sette sono state ferite in modo grave, Il pozzo era a 52 miglia dalla costa.
Far vivere nell'inquietudine la gente non ci sembra un atto civile, per un comparto poi, che a fronte di poche unità lavorative ne distrugge molte di più, si persegue nel grande ritardo verso una pianificazione che rispetti i territori con scelte oculate e concertate nel recepire le grandi opportunità delle energie alternative.
Sono arrivati a piedi, in bici, a cavallo e con il treno messo a disposizione dalla Sangritana, in 5000, un corteo lungo che non finiva mai, nonostante la pioggia incessante, a dimostrare la grande determinazione degli abruzzesi!
Se ci fosse stato il sole, San Vito sarebbe implosa.
Ringraziamo il presidente della Sangritana Pasquale Di Nardo per la sensibilità dimostrata, l'accoglienza e la collaborazione del comune di San Vito, la passione dei cittadini, delle associazioni, dei comitati e dei tanti giovani che hanno dato vita alla manifestazione.
Inoltre vogliamo ringraziare i numerosi sindaci, gli assessori, i consiglieri regionali e i politici presenti, e il presidente della provincia Enrico Di Giuseppantonio, che non potendo venire ha mandato un messaggio scritto in cui esortava a proseguire nell'impegno contro la petrolizzazione.
La nube vulcanica blocca in America uno dei simboli di questa battaglia, Maria Rita D'Orsogna, ma niente può fermare la forza delle sue parole, nella lettera che ha toccato il cuore di tutti, dove ci ricorda l'importanza di non delegare la propria vita a nessuno, attraverso le parole di Thomas Jefferson “il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza”. Queste parole lui le ha dette nel 1790. Già da allora aveva capito che l’unica condizione per avere una società sana è quella in cui noi tutti sentiamo di avere a cuore la cosa pubblica e ne siamo protagonisti attivi. Altrimenti tutti ne approfittano. .
La giovanissima Catia, della Consulta studentesca della provincia di Chieti, ha letto emozionatissima il documento politico della manifestazione, il Dott. Ledda in qualità di medico ricercatore ha ribadito le gravissime connessioni tra inquinamento e salute umana, il prof.Scalia con forza ha parlato dell'incredibile ritardo dell'Italia nella corsa verso le tecnologie da fonti rinnovabili, volano per l'economia nel resto d'Europa.
Questa giornata rappresenta un cambio di pagina straordinario che deve indirizzare gli amministratori verso una pianificazione attenta alla specificità dei territori, attraverso uno sviluppo che non depreda la terra ma la lasci integra alle generazioni future.
VideoCittà - Intervista all' On. Legnini
VideoCittà - In migliaia a San Vito
Videocittà - Intervista ai consiglieri regionali
VideoCittà - Intervista al Sindaco di San Vito

Affinché i cittadini diventino protagonisti delle scelte di sviluppo economico e sociale del loro territorio.
Per promuovere anche in Abruzzo politiche di sviluppo ecosostenibili basate sulla sostituzione delle attuali fonti di approvvigionamento energetico con fonti pulite e rinnovabili.
Per diffondere la consapevolezza che la corretta e responsabile gestione dell’energia è un compito primario delle istituzioni e dei singoli cittadini.
Per impostare nuove politiche energetiche che superino la visione centralizzata dell’energia prodotta da grandi impianti che sfruttano petrolio, carbone o uranio e per la diffusione di piccoli impianti locali che utilizzino la potenza del sole, la forza del vento, il movimento dell'acqua, la disponibilità rinnovabile delle biomasse e la geotermia.
La rete di associazioni emergenzambienteabruzzo indice la
MANIFESTAZIONE
“SI ALL’ABRUZZO DELLE ENERGIE RINNOVABILI, NO AL PETROLIO
INVITO PER UNA POLITICA ENERGETICA E PER UNO SVILUPPO ECONOMICO ECOSOSTENIBILI”
a San Vito Marina (CH)
il 18 Aprile 2010
presso l’ex Stazione Ferroviaria, ritrovo ore 15,00.
Le associazioni manifestano la loro assoluta opposizione alle numerose istanze di sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi (di importanza trascurabile per il fabbisogno energetico nazionale) che interessano sia la nostra terra che il nostro mare e reclamano uno sviluppo economico fondato su attività compatibili con l’ambiente, sullo sviluppo del turismo su una pesca e su un’agricoltura sane e di qualità.
Come fondamentale momento di presa di coscienza della cittadinanza sulla preoccupante deriva petrolifera che investe la nostra regione: l’Abruzzo è interessato per circa il 50% da attività di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi. Negli ultimi anni le domande per nuove concessioni sono aumentate esponenzialmente, soprattutto in mare. In questi giorni è in discussione l'installazione di due piattaforme petrolifere (Ombrina mare ed Elsa 2) con annesso "centro oli" galleggiante pochi km a largo della costa dei trabocchi, zona con grandissime potenzialità turistiche.
Lo sfruttamento del petrolio avrà inevitabili effetti sull'ambiente e sulla salute di tutti gli abruzzesi e li esporrà a rischi di incidenti potenzialmente catastrofici. Nessuna royalty potrà compensare i danni all'agricoltura, al turismo ed all’immagine dell’Abruzzo "Regione Verde d’Europa".
L’Abruzzo deve puntare decisamente su una politica energetica basata sull’efficienza e sull’impiego di fonti rinnovabili e le comunità locali rivestono un ruolo fondamentale pretendendo investimenti che mirino almeno al raggiungimento degli obbiettivi previsti dal Pacchetto Clima ed Energia 20-20-20 (20% di riduzione di CO2, 20% di aumento dell'efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili).
Per indicare con forza il futuro che vogliamo
PARTECIPATE TUTTI !!!

L´incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e i comitati e le associazioni impegnati sul fronte del No alla trasformazione dell'Abruzzo in distretto minerario, si è svolto ieri a Pineto. Il sindaco della cittadina, Luciano Monticelli, insieme al Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni, si è fatto promotore dell´iniziativa per superare l´attuale situazione di impasse.
Pochi gli interventi "politici" e di scarso contributo, molte invece le proposte concrete per uscire dalla crisi e arginare la deriva petrolifera. In particolare gli interventi dell´Ing. Giambuzzi e del professor Di Salvatore hanno fatto chiarezza sulla situazione in essere dal punto di vista tecnico e giuridico.
Nei prossimi giorni verranno esaminate le ipotesi di lavoro scaturite dal confronto con i rappresentanti dei comuni che hanno aderito al tavolo e con le associazioni. L´impegno condiviso da tutti è quello di ritrovarsi a breve per definire la priorità degli interventi da perseguire. Si è discusso infatti delle modalità e delle possibilità di partecipazioni delle associazioni alle decisioni di governo regionale in materia di idrocarburi o alle attività risarcitorie in caso di danno ambientale e delle iniziative che i comuni potrebbero intraprendere in collaborazione con i tecnici che gratuitamente e con passione continuano ad impegnarsi su questo fronte.
Quello che emerge chiaramente dall´analisi degli esperti è che la Regione ha in mano tutti gli strumenti per opporsi alla svendita del territorio e del mare alle multinazionali del petrolio ma preferisce nascondersi dietro alibi e leggi fatte male per non dover affrontare il problema. Infatti, all´udienza del 26 gennaio della corte costituzionale, l´avvocato della Regione non si è nemmeno presentato. Alla riunione di sabato scorso a Pineto, non era presente neanche un esponente della maggioranza del consiglio regionale. Non ha partecipato la provincia di Teramo.
Il segnale chiaro per la cittadinanza è il DISINTERESSE. Dopo i proclami propagandistici, il NULLA.
Nessuna volontà di affrontare il problema con i cittadini, di sostenere i sindaci, di parlare con i tecnici per trovare le soluzioni operative, di allargare il confronto per migliorare quanto fatto fino ad oggi. Leggi e dichiarazioni della giunta regionale abruzzese e del Presidente Chiodi sono fumo negli occhi dei cittadini, un tentativo di frenare il dissenso crescente. Tutti in passerella alla Bit (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, in questi giorni, i nostri massimi rappresentanti regionali e provinciali, a promuovere la Regione Verde e Blu, senza nessuna preoccupazione per la pagina nera cui la stanno condannando.
Nella riunione però non si è parlato di questo - scusateci la digressione - si è parlato di rimediare ai danni e di prevenire nuovi pericoli e di farlo in maniera unitaria, mettendo insieme tutte le forze che fino ad oggi hanno lavorato in maniera frammentata sul territorio, con serietà e trasparenza. Per cambiare pagina.
Abruzzo, Costa dei Trabocchi.
Una cava sottomarina per i ripascimenti, l’ennesimo danno ambientale in arrivo.
L’assessore regionale Mauro Febbo, nonostante una richiesta di stop dei lavori da parte della Soprintenza ai Beni Archeologici, confermava l'inizio dei lavori per il 10 febbraio. La continua mobilitazione dei cittadini ha portato invece il 9 febbraio all'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio Regionale della risoluzione per il blocco della cava tra Punta Aderci e Punta Penna, a Vasto.
Una bella notizia. Una vittoria per i cittadini e per l'ambiente.
Cosi’ sembrerebbe.
In questi giorni scoviamo però altre notizie:lo stop si concretizza solo per questo tratto di costa, si pensa infatti di concentrare (e aumentare) l'intervento del dragaggio di sabbia a Ortona, nei pressi della baia dell'Acquabella.
E non solo.
Scopriamo sul sito della regione Abruzzo che sono pronti per essere stanziati altri 18 milioni di euro dei fondi FAS da utilizzare come :"Riduzione del rischio derivante da fenomeni erosivi della costa".
Ancora: nel via vai di smentite e dichiarazioni da parte dell' assessore Febbo e del consigliere Tagliente sul caso “sabbie mobili” (chiamiamole pure cosi, vista la "mobilità" della suddetta cava...) si viene a sapere che l'amministrazione di Ortona, per le esigenze legate al funzionamento portuale, ha richiesto di aumentare la quantità di sabbia da dragare. E già si sta dicendo che probabilmente si potrà utilizzare questa sabbia per evitare di aprire altre cave sottomarine per i ripascimenti comunque decisi.
Che idea brillante per salvare le coste!
Peccato che gli amministratori non sappiano che la sabbia di dragaggio in prossimità dei porti sia equiparata a rifiuto per l'alto tasso di elementi inquinanti, e pertanto deve essere smaltita con apposite procedure.
A questo punto è evidente la confusione degli amministratori, che non affrontano il tema nella sua complessività. Sono quindi i cittadini a dover mettere a fuoco la discussione sui veri fatti e a prendersi l'onere di riportare sui binari della logica il dibattito sui ripascimenti.
Oggi Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di piu di 60 associazioni, dà voce a questa necessità e lancia la sua campagna per mezzo di 4 precise domande, rivolte al presidente della Regione, Gianni Chiodi:
1) Esiste un progetto che identifichi e risolva o mitighi sostanzialmente le cause dell'erosione invece di contrastarne solo gli effetti per un tempo limitato?
2) Negli ultimi 10 anni sono stati effettuati numerosi ripascimenti in Abruzzo. Quanti milioni di euro sono stati investiti in queste opere? Quali sono i risultati?
3) Sono stati prodotte e pubblicate relazioni scientifiche specifiche sull'argomento che dimostrino l'efficacia e la bontà di tali ripascimenti con studi a posteriori? Se si, quali?
4) Che garanzia temporale si ha sul risultato di questo ripascimento? La ditta si assume la responsabilità della riuscita dell'intervento? La ditta si assume la responsabilità in caso di danni ambientali?
In una democrazia esiste il diritto ad essere informati.
Attendiamo.
(thanks to MegaChip)
Un'esplicativa conferenza del Prof. Stoppa sull' erosione costiera, ripascimenti e cave sottomarine (4 parti).
LEGAMBIENTE e WWF esprimono soddisfazione per la proposta di legge della Giunta regionale.
Buona la risposta per la situazione a terra ma è indispensabile la redazione di un Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera.
Appello al Consiglio regionale per un miglioramento del testo di legge e per un’espressione di unanimità di voto.
Pescara, 07.12.2009.
L’Abruzzo delle qualità contrapposto alla deriva petrolifera regionale. Questa mattina Legambiente e WWF hanno tenuto a Pescara una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale” avanzata dalla Giunta regionale, su iniziativa del presidente Gianni Chiodi, a contrasto della petrolizzazione del territorio abruzzese.
Le associazioni, rappresentate da Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale di WWF Italia, hanno espresso un giudizio di carattere politico favorevole sull’iniziativa di legge che, in maniera chiara, contrappone alla deriva petrolifera regionale l’Abruzzo delle qualità. Il confronto tra le aree interessate da richieste di concessione per ricerche ed estrazioni di idrocarburi e le aree sulle quali la proposta di legge esclude tali attività evidenzia, infatti, la volontà dell’Abruzzo di non lasciare spazi alla deriva petrolifera.
«Si tratta di un provvedimento importante – sottolineano i rappresentanti dei due sodalizi ambientalisti – che, a poco più di venti giorni dalla scadenza della moratoria stabilita dalla Legge Regionale n. 14 del 2008, mette di nuovo freno agli interessi delle compagnie petrolifere ed al progetto del Centro oli dell’Eni di Ortona. La proposta assume un valore politico rilevante in quanto, la regione Abruzzo ribadisce una scelta di campo che non pone dubbi sulla vocazione territoriale regionale in quanto, le attività di sfruttamento del sottosuolo sono vietate proprio a tutela della pianificazione esistente, dell’ambiente naturale e dell’agricoltura di qualità e del principio di precauzione sul rischio sismico ed idrogeologico».
Da un punto di vista tecnico le Associazioni, dopo aver analizzato nel dettaglio i contenuti, hanno espresso la necessità di integrare e migliorare la proposta di legge in sede di discussione in Consiglio regionale in quanto la norma presenta alcune imprecisioni terminologiche, non risolve il problema delle concessioni di estrazioni già rilasciate e, soprattutto, non reca alcun riferimento alla situazione a mare, dove gli interessi delle compagnie petrolifere sono maggiori e più pressanti.
Lo strumento per bloccare anche a mare il proliferare di piattaforme estrattive può essere individuato nel Piano di Gestione Integrata della zona costiera.
«La Regione deve impegnarsi – continuano i rappresentanti delle due associazioni – a redigere il Piano di Gestione Integrata della zona costiera, strumento previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale, capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero. È necessario costituire un modello partecipativo di stampo europeo che metta allo stesso tavolo interessi e competenze: le intese così costruite potranno preparare la strada ad un piano integrato di gestione».
Attraverso l’introduzione nella legge di un nuovo articolo, la Regione può impegnarsi a predisporre tale strumento entro tempi brevi e certi, disponendo, nelle more della sua approvazione, una moratoria che blocchi gli iter autorizzativi avviati.
Purtroppo, da un lato, i ritardi con cui si è intervenuti, dall’altro, la volontà del Governo italiano di individuare nell’Abruzzo un distretto minerario, hanno reso la situazione estremamente complessa, per cui è necessario dare un segnale politico forte ed inequivocabile nella direzione manifestata da tempo da cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, enti locali, realtà produttive.
«Sappiamo che anche altre forze politiche stanno predisponendo proposte di legge in questa direzione - hanno aggiunto i rappresentanti di Legambiente e WWF – Questo è sicuramente un bene perché nella discussione in Consiglio Regionale si potrà migliorare il testo presentato dal Presidente Chiodi. Tutti devono collaborare per giungere ad una legge condivisa, confermando quell’unità che, nonostante i distinguo di merito, non mancò al momento dell’approvazione della precedente legge regionale poi impugnata dal Governo Berlusconi».
Nella discussione del Consiglio si potrà ribadire anche la necessità di dotare la Regione di tutti quegli strumenti di pianificazione (Piano Energetico Ambientale Regionale) e di valutazione (ambientale, strategica e sanitaria), indispensabili per consolidare la scelta di mantenere l’Abruzzo una regione libera dal petrolio.
La mobilitazione della società abruzzese è ad un passo dal segnare un nuovo importante punto a tutela del territorio, come era già accaduto con il terzo traforo del Gran Sasso, la distribuzione di acqua dai campi pozzi a valle della megadiscarica di Bussi o con il prelievo di acqua da fiumi abruzzesi per venderla alla Puglia: è ora indispensabile compiere un ulteriore sforzo per rendere realtà le volontà manifestate e gli impegni assunti.