mercoledì 2 giugno 2010

PRO ABRUZZO

Don Michelino Di Lorenzo, parroco del quartiere Santa Rita di Lanciano.

video

Enrico Di Giuseppantonio, Presidente della Provincia di Chieti.

video

Solidarietà dalla Brianza.

video

I ragazzi dell'Associazione Culturale Meis.

mercoledì 26 maggio 2010

TERRA FUTURO 28-30 MAGGIO, FIRENZE.

Conoscere, imparare, fare, scegliere, acquistare e divertirsi.
Sono queste alcune delle tante opportunità che fanno di Terra Futura uno degli appuntamenti più amati dal pubblico. Lo scorso anno sono stati ben 87.000 i visitatori giunti alla Fortezza da Basso nelle tre giornate della mostra convegno internazionale.
Ad accompagnare la visita sarà la Mappa di Terra Futura 2010 , utilissimo vademecum fornito all’ingresso e negli InfoPoint, per orientarsi nell’ampia proposta della rassegna.
Quanti desiderano approfondire le tematiche e conoscere tutte le novità relative alle buone pratiche possono contare sugli Sportelli Informativi promossi dagli espositori. Chi invece desidera toccare con mano e sperimentare in prima persona prassi e progetti può contare su laboratori, mostre e animazioni che coinvolgono il pubblico di tutte le età.
Protagonista a Terra Futura è inoltre il calendario culturale di altissimo livello (consultabile anche on-line), che il pubblico può personalizzare in base alle proprie esigenze.


giovedì 20 maggio 2010

A.S.P.O.

QUI la lettera/manifesto che l'A.S.P.O. - Associazione per lo Studio del Picco del Petrolio - ha inviato a tutti i rappresentati Presidenti di Regione e Provincie in Italia.

martedì 18 maggio 2010

AGGIORNAMENTO. LA MEDOIL GAS AI SUOI INVESTITORI

Qui la presentazione che la MOG ha fatto agli investitori poco più di tre settimane fa.
A pagina 12 la nuova pianificazione per Ombrina Mare 2, in linea con la precedente: previsto l'avvio di produzione ad inizio 2013.
Altri 4 pozzi previsti, oltre ai 5 iniziali, per la fase 2, ovvero dal 2015 (pag. 11).

lunedì 17 maggio 2010

PARLA LA "MEDOILGAS"



Intanto un viene segnalato un altro incidente grave sulle coste del Venezuela:
CaracasGringo 1

giovedì 29 aprile 2010

VESCOVI D'ABRUZZO E MOLISE

“Come pastori della Conferenza Episcopale Abruzzese-Molisana sentiamo di non poter restare indifferenti rispetto ai problemi che riguardano il fazzoletto di terra che ci è stato affidato. Negli ultimi anni infatti, il territorio locale è stato teatro di pericolose emergenze ambientali che mettono a grave rischio ecologico le nostre regioni, da sempre considerate un polmone verde”.

Così scrivevamo, noi Vescovi dell’Abruzzo e del Molise, due anni fa, il 25 luglio 2008.

Se oggi interveniamo nuovamente in materia è sempre per amore del nostro popolo, per promuovere il rispetto dell’ambiente attraverso una spiritualità tanto vigile verso il prossimo, quanto impegnata nell’adorazione del Creatore, nella consapevolezza che le preoccupazioni riguardo alla salvaguardia del creato allora segnalate sono ancora attuali e in alcuni casi perfino maggiori.

1. Una prima minaccia cui facevamo riferimento riguarda la costruzione del cosiddetto Centro Oli di Ortona. Il nostro allarme non è restato inascoltato, al punto che lo stesso Governo regionale ha varato una legge a tutela del territorio, nei confronti di un’attività considerata tra le più inquinanti per le risorse naturali, con conseguenze anche gravi sulla salute degli abitanti. Purtroppo, questa legge è stata impugnata a livello nazionale perché si occupa anche di ciò che riguarda il mare, materia che non è di competenza regionale. Auspichiamo che si attivi una collaborazione efficace fra Governo nazionale e Regione al fine di mantenere gli impegni assunti e tutelare tanto il nostro territorio, quanto il nostro mare, risorsa e patrimonio prezioso della nostra gente.

2. Un’ulteriore preoccupazione riguarda l’acqua, bene comune la cui fruizione è un diritto fondamentale e inalienabile di tutti. Ribadiamo la nostra preoccupazione riguardo a progetti di privatizzazione della gestione di questo bene, mentre richiamiamo l’urgenza di una costante ed efficace vigilanza da parte delle Autorità responsabili sulla qualità dell’acqua che beviamo. Esprimiamo inoltre il nostro convinto appoggio all’impiego di fonti energetiche “pulite”, quali l’eolico e il fotovoltaico, a condizione che ciò avvenga in modo rispettoso dell’impatto ambientale e a norma di legge. In tal senso sta intervenendo anche il Governo regionale.

3. L’emergenza rifiuti sembra sempre più preoccupante. Se ribadiamo la nostra volontà a cooperare attraverso la rete delle parrocchie all’educazione alla raccolta differenziata, oltre che ad adottare stili di vita ispirati alla sobrietà, chiediamo tempestività, organicità, legalità e chiarezza di interventi in questo campo da parte delle Autorità competenti. Ci viene segnalata in particolare la minaccia costituita in alcune zone da un inadeguato smaltimento di materiali tossici come l’amianto. Invitiamo tutti ad una mobilitazione morale e spirituale per tenere alta la vigilanza e la corresponsabilità per la diagnosi dei rischi e le terapie da adottare in questo campo.

4. La crisi economica ed occupazionale ci preoccupa in modo grave: se si intravedono segnali di ripresa a livello globale e nazionale, la ricaduta dei processi critici sulla vita quotidiana della nostra gente ci sembra oggi più che mai negativa. Molte famiglie non ce la fanno ad arrivare a fine mese e la mancanza di lavoro suscita timore e sconforto quanto mai fondati. Ai responsabili della cosa pubblica e agli imprenditori chiediamo uno slancio di coraggio e di generosità a tutto campo: è tempo di sacrifici per tutti, ma è giusto che un prezzo maggiore sia pagato non dai più deboli, ma da chi più ha e più deve investire per il bene comune. Preghiamo affinché questo nostro grido non resti inascoltato e ciascuno misuri le proprie scelte davanti al giudizio di Dio, che ci chiama a rispondere ai bisogni dei più poveri.

Possa lo Spirito del Risorto illuminare tutti, governanti e cittadini, e aiutare in particolare la comunità cristiana ad essere testimone di stili di vita ispirati alla sobrietà, alla solidarietà verso i più deboli e a scelte responsabili davanti a Dio e nei confronti del prossimo e delle generazioni a venire.

Vi siamo vicini e Vi benediciamo nella fiducia del Signore risorto.

I Vescovi della Conferenza Episcopale Abruzzese Molisana

domenica 25 aprile 2010

GAGLIARDA

Mentre migliaia di persone il 18 a San Vito sfidavano il mal tempo, esercitando con il proprio esserci l'ennesimo diniego ad uno sviluppo retrogrado e distruttivo, il Ministero esonerava dalla Valutazione di Impatto Ambientale il progetto del pozzo esplorativo “Contrada Gagliarda 1DIR” nell'ambito del permesso di ricerca Ortona (CH), ex ENI S.p.A. Divisione E&P, che passa la titolarità per decreto Ministeriale del 9 febbraio 2010, alla società Adriatica Idrocarburi S.p.A., una sua controllata.

L'Adriatica Idrocarburi ha sede legale ad Ortona, è titolare anche di altri progetti ENI, è parte del piano ENI, un piano che prevede la creazione di tre nuove società – Padana Energia (campi onshore in Lombardia ed Emilia Romagna), Adriatica Idrocarburi (campi on-shore ed offshore in Abruzzo e Molise), Jonica Gas (Campi nell’offshore di Crotone), con il manifesto intento di una vendita successiva delle prime 2 a potenziali acquirenti; infatti a marzo si poteva leggere sul “Quotidiano delle fonti di energia” come fossero in fase avanzata le trattative della vendita di Padana Energia e Adriatica Idrocarburi.

Del progetto Gagliarda ci eravamo occupati nel 2008, producendo le osservazioni alla VIA regionale, e comunque grazie alla mobilitazione di Cantine/Associazioni/Comitati fu tutto bloccato e non venne discusso.

Il pozzo ricade in una zona popolata, con tanto di scuole, abitazioni, vigneti.

Un po’ di numeri del pozzo "Gagliarda 1".

Distanze:

0.7 km Villa Torre

1.1 km Villa San Leonardo

1.2 km Gagliarda

1.4 km Cucullo

1.5 km Alboreto

1.7 km Villa Lubatti

2.3 km Villa Carlone

2.6 km Sant’Apollinare

2.6 km Santa Lucia

2.7 km Villa Caldari

2.8 km Villa Grande

e inoltre:

- zona industriale commerciale diffusa tra 1.4 e 1.8 km a NW.

- autostrada alla distanza di 1.4 km a NE

- linea ferroviaria a 1.25 km

- 3 strade provinciali la 62, la 44 e la 63 che intersecano l’area.

- 5 tra scuole dell'infanzia ed elementari

- a 2 Km in direzione Sud- Est, si trova il “Parco Fluviale del fiume Moro”, che si estende per tutta la lunghezza dell’omonimo corso d’acqua, ed è caratterizzato dalla presenza di fasce ripariali di aree boscate ad alto valore naturalistico

Non si tiene conto della densità abitativa di 11 centri da 50 a 200 abitazioni più altre 35 abitazioni nel raggio di 500metri.

Per un totale di almeno 3000 residenti in un raggio di meno di 3 chilometri.

Almeno 100 persone vivono nelle immediate vicinanze del pozzo.

In sostanza in un’area con popolazione residente pari o superiore a 300 abitanti a km quadrato, con 5 scuole a meno di 3 Km con infrastrutture ferroviarie e autostradali nel raggio di poco più di 1 km, e viabilità di emergenza intersecante l’area a rischio, con substrato altamente permeabile e conseguente facile inquinabilità delle falde idriche sotterranee, possibilità di fenomeni di erosione accelerata estrema vicinanza dell’impianto (ruscellamento, erosione, frana), installazioni industriali e commerciali che induco un flusso veicolare e umano, oltre ad incrementare il valore esposto incrementano anche l’hazard da incendio ed esplosione. Nel progetto inoltre non c'è un piano per la sicurezza esterna, vista la vicinanza descritta di cui sopra, con scuole ecc.., un piano di evacuazione al fine di garantire l'incolumità dei cittadini, ne' un piano di informazione sulla previsione di incidenti.

Sulla efficacia del sistema di protezione, un solo accenno riguardo il potenziale rischio di eruzione incontrollata (blow-out), nella parte del progetto che riguarda la popolazione sita entro 3 km di raggio, che naturalmente non significa la matematica certezza. Trecate tristemente insegna, quando esplode un pozzo crea panico -quando va bene- e disastri all'agricoltura gravissimi, e di incidenti petroliferi ne sono pieni gli annali, l'ultimo e di pochi giorni fa in Louisiana: dodici persone mancano all'appello e sette sono state ferite in modo grave, Il pozzo era a 52 miglia dalla costa.

Far vivere nell'inquietudine la gente non ci sembra un atto civile, per un comparto poi, che a fronte di poche unità lavorative ne distrugge molte di più, si persegue nel grande ritardo verso una pianificazione che rispetti i territori con scelte oculate e concertate nel recepire le grandi opportunità delle energie alternative.

lunedì 19 aprile 2010

IN 5000 SOTTO LA PIOGGIA

Sono arrivati a piedi, in bici, a cavallo e con il treno messo a disposizione dalla Sangritana, in 5000, un corteo lungo che non finiva mai, nonostante la pioggia incessante, a dimostrare la grande determinazione degli abruzzesi!

Se ci fosse stato il sole, San Vito sarebbe implosa.

Ringraziamo il presidente della Sangritana Pasquale Di Nardo per la sensibilità dimostrata, l'accoglienza e la collaborazione del comune di San Vito, la passione dei cittadini, delle associazioni, dei comitati e dei tanti giovani che hanno dato vita alla manifestazione.

Inoltre vogliamo ringraziare i numerosi sindaci, gli assessori, i consiglieri regionali e i politici presenti, e il presidente della provincia Enrico Di Giuseppantonio, che non potendo venire ha mandato un messaggio scritto in cui esortava a proseguire nell'impegno contro la petrolizzazione.

Ci spiace che il nostro governatore Gianni Chiodi e l'assessore all'ambiente Daniela Stati non fossero tra questi, un assenza che testimonia il doppio volto della politica in Abruzzo,uno medievale -decisioni prese a tavolino, senza consultazione nè trasparenza pubblica, con una visione retrograda delle politiche energetiche- l'altro moderno, che ascolta la volontà dei propri cittadini e ne accoglie le istanze, impegnandosi in prima persona nel portare avanti il nuovo paradigma della green economy, attraverso la sottoscrizione di un decalogo di buone pratiche energetiche.

La nube vulcanica blocca in America uno dei simboli di questa battaglia, Maria Rita D'Orsogna, ma niente può fermare la forza delle sue parole, nella lettera che ha toccato il cuore di tutti, dove ci ricorda l'importanza di non delegare la propria vita a nessuno, attraverso le parole di Thomas Jefferson “il prezzo da pagare per la democrazia è l’eterna vigilanza”. Queste parole lui le ha dette nel 1790. Già da allora aveva capito che l’unica condizione per avere una società sana è quella in cui noi tutti sentiamo di avere a cuore la cosa pubblica e ne siamo protagonisti attivi. Altrimenti tutti ne approfittano. .

La giovanissima Catia, della Consulta studentesca della provincia di Chieti, ha letto emozionatissima il documento politico della manifestazione, il Dott. Ledda in qualità di medico ricercatore ha ribadito le gravissime connessioni tra inquinamento e salute umana, il prof.Scalia con forza ha parlato dell'incredibile ritardo dell'Italia nella corsa verso le tecnologie da fonti rinnovabili, volano per l'economia nel resto d'Europa.

Questa giornata rappresenta un cambio di pagina straordinario che deve indirizzare gli amministratori verso una pianificazione attenta alla specificità dei territori, attraverso uno sviluppo che non depreda la terra ma la lasci integra alle generazioni future.

ps.: sarete informati quanto prima sui nomi dei comuni e dei rispettivi sindaci che hanno firmato il decalogo delle buone pratiche energetiche.

EMERGENZA AMBIENTE ABRUZZO

VideoCittà - Intervista all' On. Legnini

VideoCittà - In migliaia a San Vito

Videocittà - Intervista ai consiglieri regionali

VideoCittà - Intervista al Sindaco di San Vito

Abruzzo Live.tv

Abruzzo24ore.tv




venerdì 9 aprile 2010

PER INDICARE IL FUTURO CHE VOGLIAMO

















Affinché i cittadini diventino protagonisti delle scelte di sviluppo economico e sociale del loro territorio.

Per promuovere anche in Abruzzo politiche di sviluppo ecosostenibili basate sulla sostituzione delle attuali fonti di approvvigionamento energetico con fonti pulite e rinnovabili.

Per diffondere la consapevolezza che la corretta e responsabile gestione dell’energia è un compito primario delle istituzioni e dei singoli cittadini.

Per impostare nuove politiche energetiche che superino la visione centralizzata dell’energia prodotta da grandi impianti che sfruttano petrolio, carbone o uranio e per la diffusione di piccoli impianti locali che utilizzino la potenza del sole, la forza del vento, il movimento dell'acqua, la disponibilità rinnovabile delle biomasse e la geotermia.

La rete di associazioni emergenzambienteabruzzo indice la

MANIFESTAZIONE

“SI ALL’ABRUZZO DELLE ENERGIE RINNOVABILI, NO AL PETROLIO

INVITO PER UNA POLITICA ENERGETICA E PER UNO SVILUPPO ECONOMICO ECOSOSTENIBILI”

a San Vito Marina (CH)
il 18 Aprile 2010
presso l’ex Stazione Ferroviaria, ritrovo ore 15,00.

Le associazioni manifestano la loro assoluta opposizione alle numerose istanze di sfruttamento dei giacimenti di idrocarburi (di importanza trascurabile per il fabbisogno energetico nazionale) che interessano sia la nostra terra che il nostro mare e reclamano uno sviluppo economico fondato su attività compatibili con l’ambiente, sullo sviluppo del turismo su una pesca e su un’agricoltura sane e di qualità.

Come fondamentale momento di presa di coscienza della cittadinanza sulla preoccupante deriva petrolifera che investe la nostra regione: l’Abruzzo è interessato per circa il 50% da attività di ricerca, estrazione e stoccaggio di idrocarburi. Negli ultimi anni le domande per nuove concessioni sono aumentate esponenzialmente, soprattutto in mare. In questi giorni è in discussione l'installazione di due piattaforme petrolifere (Ombrina mare ed Elsa 2) con annesso "centro oli" galleggiante pochi km a largo della costa dei trabocchi, zona con grandissime potenzialità turistiche.

Lo sfruttamento del petrolio avrà inevitabili effetti sull'ambiente e sulla salute di tutti gli abruzzesi e li esporrà a rischi di incidenti potenzialmente catastrofici. Nessuna royalty potrà compensare i danni all'agricoltura, al turismo ed all’immagine dell’Abruzzo "Regione Verde d’Europa".

L’Abruzzo deve puntare decisamente su una politica energetica basata sull’efficienza e sull’impiego di fonti rinnovabili e le comunità locali rivestono un ruolo fondamentale pretendendo investimenti che mirino almeno al raggiungimento degli obbiettivi previsti dal Pacchetto Clima ed Energia 20-20-20 (20% di riduzione di CO2, 20% di aumento dell'efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili).

Per indicare con forza il futuro che vogliamo
PARTECIPATE TUTTI !!!

giovedì 25 marzo 2010

NEWS

Da: Repubblica.it

Adriatico, allarme trivelle
petrolio e scarti pericolosi

Il governo Berlusconi ha autorizzato 16 attività di ricerca in mare. In realtà l'"oro nero" del basso Adriatico è di cattiva qualità. Ma l'estrazione necessita di materiali che mettono gravemente a rischio la salute e l'ambiente.
di ANTONIO CIANCIULLO


TURISMO o petrolio? Sulle coste adriatiche si leva, con una certa frequenza, la protesta contro le pale eoliche, parte importante del progetto di fuoriuscita dall'era del carbonio: sono accusate di difendere il clima ma di ledere il paesaggio. Pochi, però, sembrano considerare le trivelle petrolifere un oggetto antiestetico. Fa eccezione un breve studio condotto da due parlamentari del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che non solo riassume i numeri di una vicenda poco nota ma fornisce un quadro che va oltre l'aspetto paesaggistico mostrando il costo in termini economici, ambientali e industriali di una scelta che sembra mirare a trasformare lo scenario dell'Adriatico in quello del Mare del Nord.
L'ultimo atto di questa vicenda è giudiziario: il Tar di Lecce ha ordinato la sospensiva del decreto ministeriale sui lavori preliminari per la ricerca di idrocarburi nel mare pugliese. La Regione Puglia, assieme ai Comuni di Fasano e di Ostuni, aveva presentato ricorso contro un provvedimento del ministero dell'Ambiente. Per il ministero dell'Ambiente i lavori per l'estrazione di idrocarburi ordinati dalla società britannica Northern Petroleum non creavano problemi. Il Tar è stato di avviso contrario.
E' solo un caso tra tanti. Il governo Berlusconi, che ha a lungo osteggiato l'affondo europeo per arrivare a una più forte politica di difesa della stabilità climatica, ha autorizzato 16 attività di ricerca di petrolio in mare. Nel frattempo 10 procedure di VIA (la valutazione d'impatto ambientale) e 3 verifiche di "assoggettabilità a VIA" sono in corso. A far la parte del leone - nota lo studio - sono le aziende petrolifere straniere: Norther Petroleum, Petroceltic e Puma Petroleum. Queste società sono attive soprattutto in Adriatico ma anche in Sardegna, al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall'isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa. Sempre in Sardegna la Saras ha un permesso di prospezione nel golfo di Oristano e nelle acque a sud dell'isola.
Ma vale la pena bucherellare in questo modo i fondali marini spargendo impianti di estrazione un po' ovunque? In realtà il petrolio del basso Adriatico è di cattiva qualità: è bituminoso, ha un alto grado di idrocarburi pesanti, è ricco di zolfo. Ma di alto impatto ambientale. "Il prodotto di scarto più pericoloso è l'idrogeno solforato, dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi", si legge nello studio. "L'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm: ben 6000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti in Italia.
Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all'inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo, si aggiunge il 33% per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche, che porta al 45% l'apporto complessivo di inquinamento dovuto a perdita dalle navi."
A completare il quadro del'impatto ambientale ci sono i "fluidi e fanghi perforanti" usati per portare in superficie i detriti. Sono fanghi tossici e difficili da smaltire: contengono tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame. Questi elementi pesanti sono nocivi e si accumulano nel corpo del pesce che mangiamo.




domenica 21 marzo 2010

HEART HOUR



L’Ora della Terra (Earth Hour) è la manifestazione che il WWF promuove in tutto il mondo per la tutela del Pianeta e la lotta ai cambiamenti climatici.
Il 31 marzo 2007 Sidney si spegne per un’ora, coinvolgendo oltre 2 milioni di cittadini, uniti nel semplice gesto del click dell’interruttore.
Nel 2008 il gesto fa il giro del mondo e a rimanere al buio sono 370 città con 50 milioni di click che fanno dell’Ora della Terra un movimento globale per la sostenibilità.
Nel 2009 sono quasi 4.000 le città che aderiscono in 88 paesi: la più grande mobilitazione ambientalista del mondo a favore del clima e della tutela dell’ambiente.
Quando si parla di clima, i governi di tutto il mondo latitano, ma il Pianeta non può attendere.
Dopo l’esito deludente del vertice di Copenaghen, continuiamo a chiedere obiettivi concreti e consistenti di riduzione delle emissioni di gas serra.
Per il terzo anno consecutivo, il 27 marzo dalle 20.30, tutto il pianeta si spegnerà per un’ora. Milioni di persone, anche quest’anno, spegneranno le luci per chiedere di essere ascoltati.
Nell’Abruzzo minacciato dalla deriva petrolifera sono tanti i Comuni che stanno aderendo.
Ma anche tu puoi fare qualcosa!
Ricordati di partecipare spegnendo le luci della tua casa sabato 27 marzo dalle 20.30 alle 21.30 e tramuta questo semplice gesto in uno stile di vita quotidiano nel risparmio dell’energia.
Aderisci all’Ora della Terra sul sito http://www.wwf.it/oradellaterra/index.aspx.
Partecipa alle tante iniziative che le Oasi WWF e le nostre Associazioni locali stanno organizzando in tanti comuni abruzzesi (i programmi sul sito www.wwf.it/abruzzo).

mercoledì 17 marzo 2010

SALVA L'ACQUA





Continua la mobilitazione per bloccare il processo di privatizzazione del bene Acqua voluto dal Governo.
Nella ratifica del cosiddetto decreto Ronchi sugli enti locali alla Camera, è stato infilato nel testo un emendamento che elimina gli Ato (Ambiti Territoriali Ottimali): tutte le funzioni passeranno alle Regioni.
La fine degli ATO porterà a una ulteriore esclusione dei Sindaci, quindi dei cittadini, dai luoghi di decisione.
Il 20 marzo a Roma ci sarà una grande manifestazione nazionale per bloccare le politiche di privatizzazione della gestione dell’acqua, per riaffermare il valore di bene comune e diritto umano universale, per rivendicarne la gestione pubblica e partecipativa, per dire tutt'assieme che l’Acqua sia fuori dal mercato.
L’evento, organizzato dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, vedrà l’adesione di centinaia di associazioni, comitati e organizzazioni politiche e sindacali provenienti da tutta Italia.
Ad oggi, dall’Abruzzo, partiranno 10 pullman da tutte le principali città: Pescara, L’Aquila, Avezzano, Chieti, Vasto, Lanciano, Francavilla, Teramo, Giulianova.
Particolarmente attiva è la partecipazione del mondo cattolico.
I Movimenti cattolici hanno sottolineato in più occasioni gli aspetti inaccettabili anche da un punto di vista teologico della riduzione a merce dei beni comuni. Soprattutto le Diocesi sono molto attive nell’azione di sensibilizzazione dei fedeli su un tema così importante, sul quale ci sono già diversi pronunciamenti espliciti dell’Ufficio di Pastorale Sociale della Cei.
Dopo la manifestazione del 20 marzo inizierà la raccolta delle firme per la presentazione di un referendum che prevederà l’abrogazione della norma che impone agli enti locali la privatizzazione del bene acqua.
Il 4 marzo il comitato direttivo dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) si è dichiarato a favore dell’Acqua dei Sindaci; anche la Lega Autonomie nazionale.
Continua intanto la mobilitazione degli Amministratori abruzzesi contrari.
I Comuni che hanno già modificato lo Statuto, inserendo una specifica formulazione che definisce il Servizio Idrico Integrato (SII) “servizio pubblico locale privo di rilevanza economica”, sono: Bussi sul Tirino(Pe)- Manoppello(Pe)- Torre de’ Passeri(Pe)- Fossacesia(Ch) Citta S.Angelo Pe- Guardiagrele (Ch)- Palena (Ch)- Taranta Peligna (Ch)- Pineto (Te) Loreto Aprutino (Pe)- Provincia de L’Aquila- Comune de L’Aquila.
Tanti altri stanno per farlo.

http://www.nonlasciamolifare.org/

giovedì 11 marzo 2010

AVANZANO

In data 03/03/2010 sono cominciate, nel mare di Ortona, le "indagini geofisiche marine per il progetto di perforazione di un pozzo esplorativo per la ricerca di idrocarburi in mare per mezzo di una piattaforma con gambe (jack up) sul sito ELSA 2,di fronte la nota riserva regionale Ripari di Giobbe, per conto della VEGA OIL S.p.A. " (Ord. 08/2010 della Capitaneria di Porto di Ortona). In altre parole stanno studiando i fondali per l'istallazione di una piattaforma petrolifera con le sue tubazioni sottomarine, prima di sapere l'esito della Valutazione di Impatto Ambientale della stessa.
Esegue le ricerche la nave OGS Explora di proprietà dell´Ist. Naz. di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale; un ente pubblico che in mancanza di sufficienti contributi statali, invece di fare ricerca, deve accettare commesse da terzi. La rotta della nave può essere seguita sul sito: http://webcc.ogs.trieste.it/explora/
La nave, dopo aver incrociato sulle coordinate del pozzo Elsa 2, si è ora spostata (ben oltre il chilometro quadrato di cui si parla nell'ordinanza).
Visto che la procedura di valutazione dello Studio di Impatto Ambientale da parte del Ministero dell'Ambiente è ancora in corso e visto che, se il permesso di estrazione non fosse concesso, queste indagini sarebbero una spesa inutile, ci domandiamo il perché del comportamento della società petrolifera. Le possibilità, a nostro parere, sono solo tre: o la ditta non si preoccupa dei suoi azionisti, o ha già ricevuto assicurazioni in merito, o le indagini potranno essere usate anche per altri progetti (ad esempio un rigassificatore).
Senza alcun dubbio, l'andirivieni dell'Explora mostra che il progetto di trasformazione dell'Abruzzo in regione mineraria avanza, ignorando le volontà espresse dai cittadini e da moltissime Amministrazioni e nonostante le affermazioni rassicuranti del governatore Chiodi.
Dobbiamo quindi fare ancora la stessa domanda:
quali sono le intenzioni della Regione per opporsi efficacemente e prima che sia troppo tardi a questa radicale trasformazione del suo territorio?

Emergenza Ambiente Abruzzo
-rete di associazioni-

martedì 9 marzo 2010

APPUNTAMENTO

lunedì 8 marzo 2010

INCHIESTA RAINEWS

Seppellire l’anidiride carbonica, l’ultima arma contro l’effetto-serra?
Chi è favorevole dice che è l’unico modo per evitare che nei prossimi decenni si arrivi al collasso. Chi è contrario pensa che sia un trucco per continuare a bruciare carbone invece di investire sulle fonti di energia rinnovabile.
Quello che è certo è che nella lotta contro l’effetto-serra l’Italia ha scelto la strada della sperimentazione di una tecnica conosciuta come CCS, “Carbon capture and storage”, ovvero “cattura e sequestro dell’anidride carbonica”.
In pratica si cercherà di produrre energia evitando di immettere in atmosfera la Co2 - considerata la principale responsabile del surriscaldamento del pianeta - e stoccandola invece in cavità sotterranee. In Italia sono stati individuati molti siti (Pianura Padana, Offshore Adriatico, Basilicata e Calabria ionica) dove - se questa tecnica troverà uno sbocco commerciale - nei prossimi anni si comincerà a stoccare Co2 al ritmo 40 milioni di tonnellate ogni anno.
Eni ed Enel hanno deciso di mettere insieme le loro forze con un accordo siglato il 21 ottobre del 2008 e benedetto dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. La sperimentazione dei due giganti dell’energia italiana durerà tre anni. L’Enel catturerà l’anidride carbonica nella sua centrale di Brindisi, l’Eni la immagazzinerà in uno dei suoi pozzi nella Pianura Padana. Ci sono garanzie che il ricorso massiccio a questa tecnica non comporterà rischi per la popolazione e per l’ambiente? La tecnologia della CCS sarà in grado di rispondere in tempo all’urgente necessità di abbattere le emissioni di anidride carbonica che stanno surriscaldando il nostro pianeta?

Buona visione e attenzione alla mappa dei possibili siti di stoccaggio:
http://www.rainews24.rai.it/it/canale-tv.php?id=18546

lunedì 22 febbraio 2010

COMUNICATO STAMPA FRONTE ANTIPETROLIZZAZIONE

L´incontro tra i rappresentanti delle istituzioni locali e i comitati e le associazioni impegnati sul fronte del No alla trasformazione dell'Abruzzo in distretto minerario, si è svolto ieri a Pineto. Il sindaco della cittadina, Luciano Monticelli, insieme al Comitato Abruzzese per la Difesa dei Beni Comuni, si è fatto promotore dell´iniziativa per superare l´attuale situazione di impasse.

Pochi gli interventi "politici" e di scarso contributo, molte invece le proposte concrete per uscire dalla crisi e arginare la deriva petrolifera. In particolare gli interventi dell´Ing. Giambuzzi e del professor Di Salvatore hanno fatto chiarezza sulla situazione in essere dal punto di vista tecnico e giuridico.

Nei prossimi giorni verranno esaminate le ipotesi di lavoro scaturite dal confronto con i rappresentanti dei comuni che hanno aderito al tavolo e con le associazioni. L´impegno condiviso da tutti è quello di ritrovarsi a breve per definire la priorità degli interventi da perseguire. Si è discusso infatti delle modalità e delle possibilità di partecipazioni delle associazioni alle decisioni di governo regionale in materia di idrocarburi o alle attività risarcitorie in caso di danno ambientale e delle iniziative che i comuni potrebbero intraprendere in collaborazione con i tecnici che gratuitamente e con passione continuano ad impegnarsi su questo fronte.

Quello che emerge chiaramente dall´analisi degli esperti è che la Regione ha in mano tutti gli strumenti per opporsi alla svendita del territorio e del mare alle multinazionali del petrolio ma preferisce nascondersi dietro alibi e leggi fatte male per non dover affrontare il problema. Infatti, all´udienza del 26 gennaio della corte costituzionale, l´avvocato della Regione non si è nemmeno presentato. Alla riunione di sabato scorso a Pineto, non era presente neanche un esponente della maggioranza del consiglio regionale. Non ha partecipato la provincia di Teramo.

Il segnale chiaro per la cittadinanza è il DISINTERESSE. Dopo i proclami propagandistici, il NULLA.

Nessuna volontà di affrontare il problema con i cittadini, di sostenere i sindaci, di parlare con i tecnici per trovare le soluzioni operative, di allargare il confronto per migliorare quanto fatto fino ad oggi. Leggi e dichiarazioni della giunta regionale abruzzese e del Presidente Chiodi sono fumo negli occhi dei cittadini, un tentativo di frenare il dissenso crescente. Tutti in passerella alla Bit (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano, in questi giorni, i nostri massimi rappresentanti regionali e provinciali, a promuovere la Regione Verde e Blu, senza nessuna preoccupazione per la pagina nera cui la stanno condannando.

Nella riunione però non si è parlato di questo - scusateci la digressione - si è parlato di rimediare ai danni e di prevenire nuovi pericoli e di farlo in maniera unitaria, mettendo insieme tutte le forze che fino ad oggi hanno lavorato in maniera frammentata sul territorio, con serietà e trasparenza. Per cambiare pagina.

domenica 14 febbraio 2010

PARENTESI CAVA

Abruzzo, Costa dei Trabocchi.

Una cava sottomarina per i ripascimenti, l’ennesimo danno ambientale in arrivo.

L’assessore regionale Mauro Febbo, nonostante una richiesta di stop dei lavori da parte della Soprintenza ai Beni Archeologici, confermava l'inizio dei lavori per il 10 febbraio. La continua mobilitazione dei cittadini ha portato invece il 9 febbraio all'approvazione all'unanimità da parte del Consiglio Regionale della risoluzione per il blocco della cava tra Punta Aderci e Punta Penna, a Vasto.

Una bella notizia. Una vittoria per i cittadini e per l'ambiente.

Cosi’ sembrerebbe.

In questi giorni scoviamo però altre notizie:lo stop si concretizza solo per questo tratto di costa, si pensa infatti di concentrare (e aumentare) l'intervento del dragaggio di sabbia a Ortona, nei pressi della baia dell'Acquabella.
E non solo.
Scopriamo sul sito della regione Abruzzo che sono pronti per essere stanziati altri 18 milioni di euro dei fondi FAS da utilizzare come :"
Riduzione del rischio derivante da fenomeni erosivi della costa".

Ancora: nel via vai di smentite e dichiarazioni da parte dell' assessore Febbo e del consigliere Tagliente sul caso “sabbie mobili” (chiamiamole pure cosi, vista la "mobilità" della suddetta cava...) si viene a sapere che l'amministrazione di Ortona, per le esigenze legate al funzionamento portuale, ha richiesto di aumentare la quantità di sabbia da dragare. E già si sta dicendo che probabilmente si potrà utilizzare questa sabbia per evitare di aprire altre cave sottomarine per i ripascimenti comunque decisi.

Che idea brillante per salvare le coste!

Peccato che gli amministratori non sappiano che la sabbia di dragaggio in prossimità dei porti sia equiparata a rifiuto per l'alto tasso di elementi inquinanti, e pertanto deve essere smaltita con apposite procedure.

A questo punto è evidente la confusione degli amministratori, che non affrontano il tema nella sua complessività. Sono quindi i cittadini a dover mettere a fuoco la discussione sui veri fatti e a prendersi l'onere di riportare sui binari della logica il dibattito sui ripascimenti.

Oggi Emergenza Ambiente Abruzzo, rete di piu di 60 associazioni, dà voce a questa necessità e lancia la sua campagna per mezzo di 4 precise domande, rivolte al presidente della Regione, Gianni Chiodi:

1) Esiste un progetto che identifichi e risolva o mitighi sostanzialmente le cause dell'erosione invece di contrastarne solo gli effetti per un tempo limitato?

2) Negli ultimi 10 anni sono stati effettuati numerosi ripascimenti in Abruzzo. Quanti milioni di euro sono stati investiti in queste opere? Quali sono i risultati?

3) Sono stati prodotte e pubblicate relazioni scientifiche specifiche sull'argomento che dimostrino l'efficacia e la bontà di tali ripascimenti con studi a posteriori? Se si, quali?

4) Che garanzia temporale si ha sul risultato di questo ripascimento? La ditta si assume la responsabilità della riuscita dell'intervento? La ditta si assume la responsabilità in caso di danni ambientali?

In una democrazia esiste il diritto ad essere informati.

Attendiamo.

(thanks to MegaChip)


Un'esplicativa conferenza del Prof. Stoppa sull' erosione costiera, ripascimenti e cave sottomarine (4 parti).


giovedì 11 febbraio 2010

COMUNICATO STAMPO WWF/LEGAMBIENTE

Impugnata la legge regionale anti-pozzi:
e ora che farà il Governatore Chiodi?


La decisione del Governo Berlusconi di impugnare anche la legge predisposta dal Governatore Chiodi apre degli scenari inquietanti.
Come sta avvenendo per l’energia nucleare, infatti, il Governo nazionale sembra intenzionato a privare le comunità locali, anche nella loro massima rappresentanza quali sono le Regioni, di qualunque potere decisionale su una materia fondamentale come la produzione energetica che pure si caratterizza per avere pesanti ricadute sul territorio, sull’ambiente, sulla salute dei cittadini e sulle loro attività economiche.
La legge approvata dalla Regione Abruzzo – che, come si è fatto notare sin dalla sua presentazione, lasciava irrisolta la questione delle ricerche petrolifere a mare – riusciva però a tutelare il territorio regionale ed arrivava dopo l’impugnazione, sempre da parte del Governo Berlusconi, di una legge approvata sotto la precedente maggioranza regionale di centrosinistra.
Proprio per superare il problema della presunta incostituzionalità, il Governatore Chiodi era stato incaricato all’unanimità nella prima seduta del consiglio regionale di predisporre una legge ricercando la collaborazione del Ministro per gli Affari regionali e le autonomie locali.
Stride, quindi, ancora di più questa impugnativa che evidenzia una contraddizione tra governo regionale e governo nazionale, retti oggi dalla medesima maggioranza.
Nel merito si devono verificare i motivi di impugnativa per una valutazione puntuale, tenuto anche conto che la legge per vietare le ricerche e le estrazioni, faceva riferimento a norme urbanistiche, di gestione agricola e di protezione ambientale che sono di esclusiva competenza regionale.
Fin d’ora si invita, però, il Governatore Chiodi a preparare a difendere la legge dinnanzi alla Corte Costituzionale aprendosi al contributo di tutti, come il WWF e la Legambiente gli avevamo già suggerito in occasione della presentazione della legge e come, invece, non ha ritenuto di dover fare.

venerdì 8 gennaio 2010

S.O.S ABRUZZO

lunedì 7 dicembre 2009

VITTORIA? part III

LEGAMBIENTE e WWF esprimono soddisfazione per la proposta di legge della Giunta regionale.

Buona la risposta per la situazione a terra ma è indispensabile la redazione di un Piano di Gestione Integrata della Zona Costiera.
Appello al Consiglio regionale per un miglioramento del testo di legge e per un’espressione di unanimità di voto.

Pescara, 07.12.2009.
L’Abruzzo delle qualità contrapposto alla deriva petrolifera regionale. Questa mattina Legambiente e WWF hanno tenuto a Pescara una conferenza stampa sulla proposta di legge regionale “Provvedimenti urgenti a tutela del territorio regionale” avanzata dalla Giunta regionale, su iniziativa del presidente Gianni Chiodi, a contrasto della petrolizzazione del territorio abruzzese.
Le associazioni, rappresentate da Angelo Di Matteo, presidente di Legambiente Abruzzo, e Dante Caserta, consigliere nazionale di WWF Italia, hanno espresso un giudizio di carattere politico favorevole sull’iniziativa di legge che, in maniera chiara, contrappone alla deriva petrolifera regionale l’Abruzzo delle qualità. Il confronto tra le aree interessate da richieste di concessione per ricerche ed estrazioni di idrocarburi e le aree sulle quali la proposta di legge esclude tali attività evidenzia, infatti, la volontà dell’Abruzzo di non lasciare spazi alla deriva petrolifera.
«Si tratta di un provvedimento importante – sottolineano i rappresentanti dei due sodalizi ambientalisti – che, a poco più di venti giorni dalla scadenza della moratoria stabilita dalla Legge Regionale n. 14 del 2008, mette di nuovo freno agli interessi delle compagnie petrolifere ed al progetto del Centro oli dell’Eni di Ortona. La proposta assume un valore politico rilevante in quanto, la regione Abruzzo ribadisce una scelta di campo che non pone dubbi sulla vocazione territoriale regionale in quanto, le attività di sfruttamento del sottosuolo sono vietate proprio a tutela della pianificazione esistente, dell’ambiente naturale e dell’agricoltura di qualità e del principio di precauzione sul rischio sismico ed idrogeologico».
Da un punto di vista tecnico le Associazioni, dopo aver analizzato nel dettaglio i contenuti, hanno espresso la necessità di integrare e migliorare la proposta di legge in sede di discussione in Consiglio regionale in quanto la norma presenta alcune imprecisioni terminologiche, non risolve il problema delle concessioni di estrazioni già rilasciate e, soprattutto, non reca alcun riferimento alla situazione a mare, dove gli interessi delle compagnie petrolifere sono maggiori e più pressanti.
Lo strumento per bloccare anche a mare il proliferare di piattaforme estrattive può essere individuato nel Piano di Gestione Integrata della zona costiera.
«La Regione deve impegnarsi – continuano i rappresentanti delle due associazioni – a redigere il Piano di Gestione Integrata della zona costiera, strumento previsto dalla disciplina comunitaria e nazionale, capace di valutare nello specifico anche gli influssi delle attività petrolifere sul sistema costiero. È necessario costituire un modello partecipativo di stampo europeo che metta allo stesso tavolo interessi e competenze: le intese così costruite potranno preparare la strada ad un piano integrato di gestione».
Attraverso l’introduzione nella legge di un nuovo articolo, la Regione può impegnarsi a predisporre tale strumento entro tempi brevi e certi, disponendo, nelle more della sua approvazione, una moratoria che blocchi gli iter autorizzativi avviati.
Purtroppo, da un lato, i ritardi con cui si è intervenuti, dall’altro, la volontà del Governo italiano di individuare nell’Abruzzo un distretto minerario, hanno reso la situazione estremamente complessa, per cui è necessario dare un segnale politico forte ed inequivocabile nella direzione manifestata da tempo da cittadini, comitati, associazioni ambientaliste, associazioni di categoria, enti locali, realtà produttive.
«Sappiamo che anche altre forze politiche stanno predisponendo proposte di legge in questa direzione - hanno aggiunto i rappresentanti di Legambiente e WWF – Questo è sicuramente un bene perché nella discussione in Consiglio Regionale si potrà migliorare il testo presentato dal Presidente Chiodi. Tutti devono collaborare per giungere ad una legge condivisa, confermando quell’unità che, nonostante i distinguo di merito, non mancò al momento dell’approvazione della precedente legge regionale poi impugnata dal Governo Berlusconi».
Nella discussione del Consiglio si potrà ribadire anche la necessità di dotare la Regione di tutti quegli strumenti di pianificazione (Piano Energetico Ambientale Regionale) e di valutazione (ambientale, strategica e sanitaria), indispensabili per consolidare la scelta di mantenere l’Abruzzo una regione libera dal petrolio.
La mobilitazione della società abruzzese è ad un passo dal segnare un nuovo importante punto a tutela del territorio, come era già accaduto con il terzo traforo del Gran Sasso, la distribuzione di acqua dai campi pozzi a valle della megadiscarica di Bussi o con il prelievo di acqua da fiumi abruzzesi per venderla alla Puglia: è ora indispensabile compiere un ulteriore sforzo per rendere realtà le volontà manifestate e gli impegni assunti.

sabato 5 dicembre 2009

SILENZIO: PARLA RUBBIA

da Repubblica.it

Rubbia: "L'errore nucleare. Il futuro è nel sole"
Parla il Nobel per la Fisica: "Inutile insistere su una tecnologia che crea solo problemi e ha bisogno di troppo tempo per dare risultati".
La strada da percorrere? "Quella del solare termodinamico. Spagna, Germania e Usa l'hanno capito. E noi..."


ROMA - Come Scilla e Cariddi, sia il nucleare che i combustibili fossili rischiano di spedire sugli scogli la nave del nostro sviluppo. Per risolvere il problema dell'energia, secondo il premio Nobel Carlo Rubbia, bisogna rivoluzionare completamente la rotta. "In che modo? Tagliando il nodo gordiano e iniziando a guardare in una direzione diversa. Perché da un lato, con i combustibili fossili, abbiamo i problemi ambientali che minacciano di farci gran brutti scherzi. E dall'altro, se guardiamo al nucleare, ci accorgiamo che siamo di fronte alle stesse difficoltà irrisolte di un quarto di secolo fa. La strada promettente è piuttosto il solare, che sta crescendo al ritmo del 40% ogni anno nel mondo e dimostra di saper superare gli ostacoli tecnici che gli capitano davanti. Ovviamente non parlo dell'Italia. I paesi in cui si concentrano i progressi sono altri: Spagna, Cile, Messico, Cina, India Germania. Stati Uniti". La vena di amarezza che ha nella voce Carlo Rubbia quando parla dell'Italia non è casuale. Gli studi di fisica al Cern di Ginevra e gli incarichi di consulenza in campo energetico in Spagna, Germania, presso Nazioni unite e Comunità europea lo hanno allontanato dal nostro paese. Ma in questi giorni il premio Nobel è a Roma, dove ha tenuto un'affollatissima conferenza su materia ed energia oscura nella mostra "Astri e Particelle", allestita al Palazzo delle Esposizioni da Infn, Inaf e Asi. Un'esibizione scientifica che in un mese ha già raccolto 34mila visitatori. Accanto all'energia oscura che domina nell'universo, c'è l'energia che è sempre più carente sul nostro pianeta. Il governo italiano ha deciso di imboccare di nuovo la strada del nucleare.

Cosa ne pensa?
"Si sa dove costruire gli impianti? Come smaltire le scorie? Si è consapevoli del fatto che per realizzare una centrale occorrono almeno dieci anni? Ci si rende conto che quattro o otto centrali sono come una rondine in primavera e non risolvono il problema, perché la Francia per esempio va avanti con più di cinquanta impianti? E che gli stessi francesi stanno rivedendo i loro programmi sulla tecnologia delle centrali Epr, tanto che si preferisce ristrutturare i reattori vecchi piuttosto che costruirne di nuovi? Se non c'è risposta a queste domande, diventa difficile anche solo discutere del nucleare italiano".

Lei è il padre degli impianti a energia solare termodinamica. A Priolo, vicino Siracusa, c'è la prima centrale in via di realizzazione. Questa non è una buona notizia?
"Sì, ma non dimentichiamo che quella tecnologia, sviluppata quando ero alla guida dell'Enea, a Priolo sarà in grado di produrre 4 megawatt, mentre la Spagna ha già in via di realizzazione impianti per 14mila megawatt e si è dimostrata capace di avviare una grossa centrale solare nell'arco di 18 mesi. Tutto questo mentre noi passiamo il tempo a ipotizzare reattori nucleari che avranno bisogno di un decennio di lavori. Dei passi avanti nel solare li sta muovendo anche l'amministrazione americana, insieme alle nazioni latino-americane, asiatiche, a Israele e molti paesi arabi. L'unico dubbio ormai non è se l'energia solare si svilupperà, ma se a vincere la gara saranno cinesi o statunitensi".

Anche per il solare non mancano i problemi. Basta che arrivi una nuvola...
"Non con il solare termodinamico, che è capace di accumulare l'energia raccolta durante le ore di sole. La soluzione di sali fusi utilizzata al posto della semplice acqua riesce infatti a raggiungere i 600 gradi e il calore viene rilasciato durante le ore di buio o di nuvole. In fondo, il successo dell'idroelettrico come unica vera fonte rinnovabile è dovuto al fatto che una diga ci permette di ammassare l'energia e regolarne il suo rilascio. Anche gli impianti solari termodinamici - a differenza di pale eoliche e pannelli fotovoltaici - sono in grado di risolvere il problema dell'accumulo".

La costruzione di grandi centrali solari nel deserto ha un futuro?
"Certo, i tedeschi hanno già iniziato a investire grandi capitali nel progetto Desertec. La difficoltà è che per muovere le turbine è necessaria molta acqua. Perfino le centrali nucleari in Europa durante l'estate hanno problemi. E nei paesi desertici reperire acqua a sufficienza è davvero un problema. Ecco perché in Spagna stiamo sviluppando nuovi impianti solari che funzionano come i motori a reazione degli aerei: riscaldando aria compressa. I jet sono ormai macchine affidabili e semplici da costruire. Così diventeranno anche le centrali solari del futuro, se ci sarà la volontà politica di farlo".


per saperne di più:
http://it.wikipedia.org/wiki/Impianto_solare_termodinamico